Zero risultati, più paura: il governo che sopravvive alimentando odio e confusione
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Mercoledì 20 Mag 2026 · 3:15

Il governo, dopo la sconfitta al referendum, è entrato in una fase di evidente confusione politica. Ed è anche comprensibile: probabilmente era l’unica occasione rimasta per rivendicare un risultato in una legislatura che, fino a oggi, ha collezionato più fallimenti che successi.
Riforme annunciate e poi arenate, grandi opere contestate, economia stagnante, salari reali in calo, povertà in aumento, inflazione che continua a pesare sulle famiglie, sicurezza percepita sempre più fragile. Intanto sul piano europeo, l’Italia continua a perdere terreno, superata perfino da Paesi che fino a pochi anni fa venivano indicati come simbolo della crisi, come la Grecia.
Nel frattempo Giorgia Meloni ha perso anche i suoi principali punti di riferimento internazionali. Viktor Orbán è uscito fortemente ridimensionato dalle urne, mentre Donald Trump — dopo le iniziali aperture — sembra averla rapidamente messa ai margini. Il risultato è un governo che appare disorientato, nervoso e incapace persino di tenere compatta la propria maggioranza, tanto che alcuni alleati hanno presentato proposte per smarcarsi dall’assurda prospettiva di portare la spesa militare al 5% del PIL.
In Europa le cose non vanno meglio. Doveva essere “la fine della pacchia” per l’Unione Europea; invece oggi Meloni si ritrova costretta a chiedere aiuto proprio a quella Commissione Europea che per anni è stata trasformata nel bersaglio propagandistico della destra sovranista. Dopo aver accettato il ritorno del Patto di stabilità — scelta che ora pesa come un macigno — il governo cerca deroghe per energia e spese straordinarie, mentre resta lettera morta una delle promesse simbolo della campagna elettorale: l’abolizione delle accise.
Sul piano internazionale, poi, l’Italia appare più debole e irrilevante che mai. Israele, nel contesto della guerra a Gaza, agisce contro imbarcazioni italiane impegnate in missioni civili nel Mediterraneo: prima gli abbordaggi, poi addirittura colpi d’arma da fuoco. Episodi gravissimi, avvenuti in acque internazionali, sui quali il governo italiano ha reagito con un silenzio imbarazzante, incapace di difendere con fermezza cittadini e interessi nazionali.
E allora che cosa resta a questa maggioranza? L’unico terreno sul quale prova ancora a costruire consenso è quello dell’immigrazione, alimentando paure, xenofobia e tensioni sociali.
L’ultimo episodio è emblematico. Un cittadino italiano, figlio di genitori marocchini, investe deliberatamente alcuni pedoni nel centro di Modena. Prima ancora di conoscere i fatti, parte immediatamente la macchina della propaganda: Matteo Salvini e Galeazzo Bignami invocano la revoca della cittadinanza e parlano di terrorismo islamico.
Peccato che l’uomo sia italiano a tutti gli effetti. Peccato che la cittadinanza non possa essere revocata a piacimento, perché esiste l’articolo 22 della Costituzione. Peccato, soprattutto, che dalle ricostruzioni emerga il quadro di una persona con gravi problemi psichiatrici e non certo di un terrorista.
Ma la verità interessa poco. Serve un nemico da indicare, una minoranza contro cui indirizzare rabbia e frustrazione. Salvini rincorre disperatamente Vannacci sul terreno dell’estremismo identitario, mentre Bignami continua a usare toni e linguaggi che richiamano la peggiore tradizione nazionalista e xenofoba alla quale lui fa riferimento. Galeazzo è talmente razzista e xenofobo che pare abbia chiesto il licenziamento di Carlo Conti da parte della Rai in quanto non proprio un modello della presunta razza ariana.
È il segno più evidente della crisi di questa destra: quando mancano risultati concreti, restano soltanto propaganda, paura e ricerca ossessiva di un capro espiatorio. Un disastro politico e morale.
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