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La nuova legge elettorale non cerca più rappresentanza ma cerca potere

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La nuova legge elettorale non cerca più rappresentanza ma cerca potere

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Venerdì 03 Lug 2026 · Tempo di lettura 2 minuti

Mentre gli italiani fanno i conti con salari insufficienti, sanità in crisi e costo della vita sempre più alto, il governo Meloni dedica le sue energie a cambiare le regole del voto. Non per rendere il sistema più giusto, ma per aumentare le possibilità di restare al potere.

I due pilastri della riforma sono quelli più preoccupanti.

Il primo è il premio di maggioranza. Una coalizione che ottenesse appena il 42% dei voti potrebbe conquistare una maggioranza parlamentare molto più ampia grazie a un consistente bonus di seggi. Significa che una forza politica sostenuta da meno della metà degli elettori potrebbe controllare saldamente Camera e Senato. È un meccanismo che altera il principio di uguaglianza del voto e ripropone criticità molto simili a quelle che portarono la Corte Costituzionale a bocciare il Porcellum e parte dell'Italicum.

Il secondo è l'indicazione obbligatoria del candidato premier sulla scheda elettorale. Qui emerge il vero obiettivo politico. Poiché la riforma costituzionale del premierato rischia di non essere approvata o di essere bocciata da un referendum, la maggioranza tenta di introdurre un premierato di fatto attraverso una semplice legge elettorale.
Ma la Costituzione è molto chiara: è il Presidente della Repubblica a conferire l'incarico di formare il Governo dopo le elezioni, sulla base degli equilibri parlamentari. Una legge ordinaria non può modificare questo equilibrio costituzionale.
In altre parole, si tenta di realizzare per via indiretta ciò che non si riesce a ottenere modificando la Costituzione. Un vero e proprio aggiramento dello spirito della Carta costituzionale.

Il messaggio politico è semplice: non si vuole solo vincere le elezioni, si vogliono costruire regole che rendano molto più difficile perdere il potere.

Le leggi elettorali dovrebbero garantire rappresentanza, equilibrio tra i poteri e rispetto della volontà popolare. Non possono trasformarsi nello strumento con cui una maggioranza riscrive le regole del gioco a proprio vantaggio.
Quando chi governa modifica le regole per rafforzare se stesso, il problema non è più chi vincerà le prossime elezioni. Il problema diventa la qualità della nostra democrazia.



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