Solidarietà si ma non gratuita: l'Italia deve rispondere al criminale Trump
Pubblicato in Politica internazionale · Lunedì 06 Lug 2026 · 3 minuti

Donald Trump è l'incarnazione di una politica fondata sull'arroganza, sulla prepotenza, sul ricatto guidata da una instabilità mentale ormai acclarata. Ogni giorno dimostra di considerare gli alleati non partner, ma sudditi ai quali imporre obbedienza. È il simbolo del declino morale e politico degli Stati Uniti.
Del resto, la storia americana è tutt'altro che il racconto romantico della "terra della libertà". È una storia costruita sull'immigrazione di massa europea, sul genocidio delle popolazioni native, sulla schiavitù di milioni di africani deportati e, nel dopoguerra, su un interventismo militare che ha lasciato dietro di sé guerre, distruzione e instabilità in ogni angolo del pianeta. Vietnam, Iraq, Afghanistan, Iran: una lunga sequenza di conflitti costati milioni di vite senza riuscire a esportare né democrazia né pace. Una superpotenza immensa sul piano militare, ma troppo spesso incapace di trasformare la forza in autorevolezza. D'altra parte la stessa seconda guerra mondiale è stata vinta perché a guidare le operazioni erano gli inglesi e non certo i cowboy sbarcati dall'altra parte dell'Atlantico.
L'Europa continua a comportarsi come un vassallo, incapace di emanciparsi da Washington anche quando alla Casa Bianca siede un presidente che tratta gli alleati come semplici esecutori dei suoi ordini. È un'umiliazione politica che ormai dura da troppo tempo.
Giorgia Meloni ha pensato di poter costruire un rapporto privilegiato con Trump inseguendo il mito del MAGA. Ma chi sceglie di affidarsi a un bullo finisce inevitabilmente per essere trattato da bullo. Trump non cerca amici: pretende fedeltà assoluta. E quando non la ottiene, passa agli insulti. E' il risultato della strategia populista: alla fine incontri sulla tua strada uno più populista di te e soprattutto più forte.
L'offesa rivolta al Presidente del Consiglio non riguarda soltanto Giorgia Meloni: è un'offesa all'Italia. Per questo la solidarietà istituzionale è doverosa. Ma la solidarietà, da sola, non basta.
Il Governo italiano dovrebbe reagire con decisione: richiamare l'ambasciatore, rivedere radicalmente i rapporti strategici con Washington, aprire una discussione seria sulla presenza delle basi militari americane nel nostro Paese e valutare contromisure economiche. Il rispetto tra Stati si conquista con la dignità, non con la sottomissione.
Continuare ad abbassare la testa davanti agli Stati Uniti significa accettare il ruolo di servitori. E una nazione che rinuncia alla propria dignità perde, prima ancora della sovranità, il rispetto di sé stessa.
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