Ranucci la vittima che la destra sta trasformando in colpevole
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Giovedì 13 Ago 2026 · 3 minuti

C’è qualcosa di surreale nel modo in cui la destra e una parte della sua stampa stanno raccontando il caso Sigfrido Ranucci.
Ranucci non è indagato. Non è accusato di alcun reato. Non è sospettato di aver partecipato all’attentato contro di lui. Eppure, nel racconto di questi giorni, sembra quasi che debba essere lui a dimostrare la propria innocenza. È il paradosso di un garantismo che cambia direzione a seconda di chi finisce sotto i riflettori.
Quando si tratta dei propri esponenti, il mantra è sempre lo stesso: nessuno è colpevole fino alla sentenza definitiva. Il caso Santanchè, per esempio, dovrebbe ricordarci quanto la destra sappia difendere con forza questo principio quando riguarda i suoi. Quando invece di mezzo c’è un giornalista scomodo, il garantismo improvvisamente evapora. Non servono più indagini, accuse, prove o sentenze: basta insinuare.
E così Ranucci diventa contemporaneamente vittima e imputato mediatico. Vittima tre volte.
La prima volta perché ha subito un attentato.
La seconda perché, secondo quanto emerge dalle indagini, sarebbe stato raggirato da una persona che considerava un amico.
La terza perché ora si sta cercando di utilizzare questa vicenda per colpire lui e, soprattutto, Report, una delle trasmissioni più scomode del servizio pubblico.
Ed è forse proprio questo il vero obiettivo.
La verità è che Report dà fastidio. Dà fastidio perché indaga. Perché mette sotto esame il potere TUTTO. Perché non risparmia governi, partiti, imprenditori e personaggi influenti. E perché continua a farlo dalla Rai. La destra non vedeva probabilmente l'ora di trovare un'occasione per mettere in discussione Ranucci e la trasmissione.
E allora si costruisce una narrazione fatta di sospetti, insinuazioni e collegamenti tutti da dimostrare. È una tecnica vecchia quanto la politica: se non puoi colpire una trasmissione per quello che racconta, prova a screditare chi la conduce.
Ma c'è anche un'altra questione.
Di fronte ai problemi del Paese, alle promesse non mantenute e ai fallimenti di governo, la destra avrebbe bisogno di rispondere con i fatti. E invece, ancora una volta, sembra preferire un nemico da costruire per allungare la lista dei presunti nemici: dalla magistratura alla Spagna per passare dalla Germania fino ad arrivare a Ranucci e dietro di lui, Report.
Ma trasformare una vittima in un colpevole mediatico non è né giornalismo né politica: è soltanto un modo per cercare di silenziare una voce scomoda
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