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Europa sempre più sola: attacchi da fuori e muri da dentro

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Europa sempre più sola: attacchi da fuori e muri da dentro

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Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Mercoledì 19 Ago 2026 · Tempo di lettura 4 minuti

C’è qualcosa di profondamente inquietante nella situazione in cui si trova oggi l’Europa: stretta fra minacce esterne, ricatti economici, guerre che si avvicinano ai nostri confini e una crescente incapacità politica di presentarsi come un soggetto unitario grazie agli attacchi interni guidati da Giorgia Meloni.

Da una parte c’è Donald Trump, che considera l’Europa soprattutto come un concorrente commerciale da colpire con i dazi e continua a mettere in discussione, almeno sul piano politico, la solidità dell’impegno americano nella NATO. Il messaggio che arriva agli alleati è devastante: la sicurezza collettiva sembra diventare una transazione commerciale.
Poi c’è Vladimir Putin, che da anni conduce una guerra contro l’Ucraina e che, con le continue incursioni di droni nello spazio aereo dei Paesi NATO, porta concretamente il rischio del conflitto dentro i confini europei.
C’è poi l’Ucraina di Zelensky, che, sebbene non possa essere semplicemente messa sullo stesso piano della Russia — perché è il Paese aggredito — non è neppure esente da interrogativi. Le accuse della magistratura tedesca sul sabotaggio del Nord Stream coinvolgono cittadini ucraini in un'operazione condotta per conto di strutture statali ucraine. Sono accuse che dovranno essere provate in tribunale, ma che non possono essere ignorate. Poi ci sono diversi droni che a volte sconfinano sembra dirottati proprio dagli Ucraini con l'intento di convincere l'Europa di un possibile attacco russo.
E adesso arriva l’Iran. Se Trump dovesse riaprire il conflitto, Teheran starebbe valutando la possibilità di colpire obiettivi militari americani in Europa, compresi quelli in Bulgaria e Cipro. È l’ennesimo segnale che una guerra nata migliaia di chilometri lontano rischia di trasformarsi in una minaccia diretta per il continente europeo.

Ma il problema non è soltanto fuori dai nostri confini. Il problema è anche dentro l’Europa. E qui entra in scena Giorgia Meloni.
La premier aveva promesso la fine della “pacchia” per l’Europa e una nuova centralità italiana. Ma oggi rischiamo di trovarci davanti al risultato opposto: un’Italia sempre più impegnata a trasformare l’immigrazione in una guerra fra governi europei, proprio mentre avrebbe bisogno di costruire alleanze. Lo scontro con la Spagna e la decisione italiana di introdurre controlli nei confronti di chi arriva dalla Spagna hanno già prodotto una reazione speculare di Madrid. Schengen, uno dei simboli più concreti dell’unità europea, diventa così terreno di scontro fra Stati membri. Ma la sciagurata iniziativa del governo Meloni si è tramutata in un vero e proprio boomerang: il sistema europeo di asilo e migrazione, entrato pienamente in applicazione nel giugno 2026, rende nuovamente operative le procedure di trasferimento previste dal sistema di Dublino. La Germania ha già annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia, insieme a Svizzera e Austria.
Insomma: l'Italia, che avrebbe più bisogno di ogni altro della solidarietà europea nella gestione dei migranti (come richiesto spesso dal governo), rischia di ritrovarsi in una contrapposizione dalla quale può ricevere solo sberle in faccia. Gli altri Paesi europei possono rimandarci indietro proprio quelle persone di cui l’Italia, secondo le regole europee, è considerata responsabile.
Questa dovrebbe essere la grande domanda politica del nostro tempo:
che fine ha fatto l’idea di un’Europa capace di difendere i propri cittadini, i propri confini, la propria economia e la propria autonomia politica e soprattutto la propria pace dopo i disastri delle due guerre mondiali ?
Mentre il mondo va in fiamme, soprattutto grazie a Trump e Putin, noi discutiamo di muri, di porti chiusi, di veti, di Schengen sospeso e di chi debba prendersi carico dei migranti in una guerra continua fra vicini di casa.



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