Immigrazione: il modello "Meloni" è arrivato al capolinea
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica internazionale · Giovedì 20 Ago 2026 · 3 minuti

C’era una promessa precisa dietro il cosiddetto “modello Meloni”: fermare gli sbarchi, rendere più efficaci i rimpatri e dimostrare che l’Italia poteva gestire l’immigrazione attraverso una politica di fermezza e di esternalizzazione.
Oggi, però, i fatti raccontano una storia molto diversa.
I centri costruiti in Albania sono diventati il simbolo di una politica costosa e sempre più difficile da giustificare. Centinaia di milioni di euro investiti, pochissimi trasferimenti e ancora meno rimpatri effettivi. E nel frattempo sono arrivati i dubbi e i pronunciamenti della magistratura sulla compatibilità del sistema con il diritto italiano ed europeo. Il problema è strutturale: spostare una persona in Albania non significa renderla automaticamente rimpatriabile. Se il Paese d’origine non accetta il rimpatrio, il problema resta. Solo che, nel frattempo, lo Stato ha sostenuto costi enormi per trasferire quella persona da un Paese all’altro. È la contraddizione fondamentale del “modello Albania”: una soluzione presentata come semplice a un problema che semplice non è.
E c’è un altro aspetto ancora più grave. Quando la gestione dell’immigrazione diventa soprattutto una questione di propaganda, il migrante rischia di trasformarsi non più in una persona titolare di diritti, ma in uno strumento per dimostrare la “forza” del governo.
Nel frattempo, anche in Europa, l’idea di esternalizzare le procedure d’asilo e i rimpatri resta tutt’altro che condivisa. Francia, Spagna e altri Paesi mostrano tutte le difficoltà giuridiche, politiche e operative di questa strada.
Il paradosso è che il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo rischia di rendere ancora più evidente il problema italiano: senza accordi efficaci sui rimpatri e senza una vera politica europea di redistribuzione, il Paese di primo approdo rischia di diventare il punto in cui tutto si accumula. E l'Italia è il paese più debole da questo punto di vista come dimostrano le recenti prese di posizione di Germania, Svizzera, Austria e Finlandia che stanno rispedendo nel nostro paese migliaia di immigrati.
Alla fine rimane una domanda molto semplice: quanto è costata questa politica e quali risultati concreti ha prodotto?
Perché governare l’immigrazione non significa costruire strutture da mostrare nelle conferenze stampa. Significa ridurre gli arrivi irregolari, aumentare davvero i rimpatri di chi non ha diritto a restare, garantire l'accoglienza a chi ne ha diritto e, soprattutto, costruire una politica europea stabile. Ma i sovranisti non sono in grado di reggere questo urto ormai strutturale, per loro si devono difendere i confini, alzare muri ed isolarsi dal resto del pianeta, per cosa ? Per morire
Il “modello Meloni” doveva dimostrare che la fermezza risolveva il problema. Rischia invece di dimostrare che la propaganda, da sola, non basta a governare una realtà complessa.
E il conto, economico e politico, lo paga l’Italia ma soprattutto lo pagano gli italiani gli italiani
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