Una nuova resistenza per salvare la democrazia
Pubblicato in Politica interna · Domenica 04 Ott 2026 · 3 minuti

Che questo governo sia di stampo fascista solo chi non conosce la storia può ancora non rendersene conto. Ma quello che abbiamo visto finora potrebbe essere soltanto l'inizio. Il disegno di Giorgia Meloni è ormai chiaro: fallito, o comunque rallentato, il progetto delle grandi riforme costituzionali — dall'autonomia differenziata al premierato, passando per la riforma della giustizia — la partita si sposta sulla legge elettorale.
Una legge che, con un premio di maggioranza abnorme attribuito alla coalizione che supera il 42%, potrebbe consegnare alla destra una maggioranza parlamentare tale da consentirle di controllare non soltanto il Governo, ma una parte decisiva degli equilibri istituzionali della Repubblica. E con l'ingresso di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci nella coalizione, quel 42% potrebbe diventare un obiettivo concretamente perseguibile.
A quel punto il problema non sarebbe più soltanto chi governa. Il problema sarebbe come verrebbe modificato l'equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione: dall'elezione del Presidente della Repubblica alla composizione della Corte costituzionale, fino alla possibilità di intervenire profondamente sull'assetto istituzionale del Paese.
È questo il pericolo che le opposizioni sembrano non avere ancora compreso fino in fondo.
Il nuovo fascismo del terzo millennio non arriverebbe necessariamente con le camicie nere e l'olio di ricino. Potrebbe arrivare attraverso leggi perfettamente votate da un Parlamento eletto secondo nuove regole e assoggettato completamente al potere esecutivo.
Ed è proprio per questo che serve una nuova Resistenza.
Nel 1943-45, contro il fascismo e per la riconquista della libertà, si ritrovarono insieme persone provenienti da culture politiche profondamente diverse: comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, liberali, monarchici, militari e semplici cittadini. Non erano d'accordo su tutto. Erano d'accordo su una cosa fondamentale: sconfiggere il fascismo e restituire all'Italia la democrazia.
Oggi non servono formazioni armate. Serve una Resistenza democratica e politica ma guidata dallo stesso spirito della Resistenza partigiana.
Questa volta però il primo ostacolo da superare è proprio quello delle ambizioni personali. Non Conte. Non Schlein. Non Fratoianni. Non Renzi. Non la corsa alla leadership. Non le primarie. Prima viene la democrazia. Poi vengono i leader.
Alle opposizioni dovrebbe bastare un programma scritto in una sola riga:
ATTUARE LA COSTITUZIONE IN TUTTI I SUOI ARTICOLI.
Difendere la separazione dei poteri. Difendere il ruolo del Presidente della Repubblica. Difendere il pluralismo. Difendere la libertà dell'informazione. Difendere la magistratura indipendente. Difendere i diritti e le libertà fondamentali. Perché se la nuova legge elettorale produrrà davvero gli effetti che i suoi critici denunciano, potrebbe essere l'ultima occasione per impedire che il sistema democratico venga progressivamente trasformato dall'interno.
La storia insegna che il fascismo non si sconfigge quando è diventato troppo forte.
Si sconfigge prima.
E per farlo, ancora una volta, potrebbe essere necessario che persone politicamente diverse mettano da parte ciò che le divide per difendere ciò che le unisce:
LA DEMOCRAZIA.
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