Non vogliono governare, vogliono COMANDARE
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Venerdì 09 Ott 2026 · 3 minuti

«Difendiamo il principio per cui comanda chi prende un voto in più».
Ecco la frase pronunciata da Giovanni Donzelli alla Camera che svela, forse più di qualsiasi analisi tecnica, il vero obiettivo della nuova legge elettorale approvata con il voto di fiducia: non garantire la governabilità, ma concentrare il potere nelle mani di chi vince le elezioni. Avete capito bene: non si tratta di governare come prevede la Costituzione, ma bensì di COMANDARE come in qualsiasi regime autoritario.
Altro che stabilità! Altro che libertà di scelta degli italiani! Altro che sapere la sera delle elezioni chi guiderà il Paese! Sono gli slogan con cui si cerca di vendere agli italiani una legge che rischia di modificare profondamente gli equilibri della nostra democrazia.
Guardiamo la sostanza, al di là dei tecnicismi.
🔴 I cittadini non potranno scegliere liberamente i propri rappresentanti, se non nei limiti consentiti da un sistema fondato sulle liste bloccate: saranno ancora una volta i vertici dei partiti a decidere chi mandare in Parlamento.
🔴 Il premio di maggioranza rischia di trasformare una vittoria elettorale in un potere sproporzionato, consegnando a una coalizione una forza parlamentare ben superiore al consenso realmente ottenuto nel Paese.
🔴 L'indicazione del candidato premier punta a condizionare il ruolo del Presidente della Repubblica, al quale la Costituzione affida la nomina del Presidente del Consiglio, secondo le procedure e gli equilibri previsti dalla Carta.
🔴 Una maggioranza parlamentare blindata potrebbe condizionare anche le nomine istituzionali, compresa l'elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici costituzionali, e rendere molto più facile approvare leggi senza un confronto parlamentare realmente efficace.
E tutto questo viene presentato come una riforma per far scegliere gli italiani! Ma c'è un aspetto ancora più inquietante: la legge è stata approvata ricorrendo al voto di fiducia, mentre lo stesso Donzelli rivendica apertamente il principio secondo cui chi prende un voto in più deve poter «comandare».
È qui che emerge la vera posta in gioco: trasformare la vittoria elettorale in una licenza a esercitare il potere con il minor numero possibile di contrappesi.
Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di democrazia.
Quando una maggioranza considera gli altri cittadini, le opposizioni e le istituzioni indipendenti semplici ostacoli alla propria volontà, il problema non è più soltanto una legge elettorale. È la concezione stessa dello Stato.
Non dimentichiamo che il fascismo arrivò al potere anche attraverso strumenti formalmente legali, prima di smantellare progressivamente le libertà democratiche. Oggi non si può identificare automaticamente ogni riforma contestata con quel processo storico, ma proprio la storia dovrebbe insegnarci a non sottovalutare i tentativi di concentrare il potere e indebolire i contrappesi istituzionali.
La democrazia non significa che chi vince può fare ciò che vuole. Significa che chi vince governa nel rispetto della Costituzione, dei diritti delle minoranze e dell'autonomia delle istituzioni.
Perché tra governare e comandare c'è una differenza enorme. E quando chi governa rivendica il diritto di comandare, il dovere di tutti i democratici è quello di vigilare, mobilitarsi e difendere la Costituzione.
La democrazia non è il potere di chi prende un voto in più. È il diritto di tutti a non essere governati da un potere senza limiti.
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