L'ossessione dei media su chi guiderà la sinistra è un falso problema
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Giovedì 15 Ott 2026 · 3 minuti

Non sono sufficienti sei reti televisive (tre della Rai e tre di Mediaset) completamente asservite al governo di Giorgia Meloni, che da qualche tempo anche le ultime due reti rimaste, La7 e la Nove, lavorano alacremente per riconsegnare il paese alla destra fascista di Giorgia Meloni. In ogni talk show, a partire da Lilly Gruber per arrivare a Luca Sommi passando per Formigli, qualunque sia l'argomento o il tema politico in discussione si arriva sempre alla solita questione: chi è o chi sarà il leader dell'opposizione ? si faranno le primarie per individuare questo famigerato leader ?
È diventato uno spettacolo stucchevole e insopportabile quello del campo largo, etichetta sulla quale tutti fanno ironia ma che è stata inventata dai giornalisti, che viene sottoposto a un processo quotidiano per non aver ancora incoronato il proprio capo.
Ma chi ha deciso che questa debba essere la questione centrale della politica italiana? E soprattutto: perché i media insistono sui nomi e ignorano i programmi?
Sembra quasi che, per una parte dell’informazione, la politica si esaurisca nella scelta di un uomo o di una donna da mettere alla guida di una coalizione. Dei salari che non crescono, della sanità pubblica in difficoltà, delle pensioni, del lavoro precario, della scuola e delle disuguaglianze si parla molto meno. Eppure sono questi i problemi che condizionano la vita degli italiani, non il nome di chi siederà a Palazzo Chigi.
C’è poi un particolare che sembra sfuggire a molti commentatori: la Costituzione italiana non prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, è una pura fantasia inventata dalla destra e da Giorgia Meloni. Il premier viene nominato dal Presidente della Repubblica e il governo deve ottenere la fiducia del Parlamento. Trasformare la scelta del leader in una sorta di investitura popolare preventiva significa alimentare una concezione personalistica e presidenzialista che non corrisponde al nostro ordinamento.
Anche la nuova legge elettorale, per i suoi meccanismi di indicazione e investitura del capo della coalizione, solleva questioni che meritano un serio esame costituzionale. Un'eventuale pronuncia della Consulta non può essere data per scontata, ma il problema esiste e andrebbe discusso con la serietà che merita.
Ai giornalisti spetterebbe il compito di chiedere alle opposizioni come intendono governare, quali politiche economiche propongono, come vogliono difendere la sanità pubblica, aumentare i salari e ridurre le disuguaglianze. Invece, troppo spesso, si preferisce alimentare rivalità, retroscena e scontri personali. Un gioco perverso che denota di fatto un'accettazione virtuale di una modifica Costituzionale che la destra avrebbe voluto portare a termine ma che per fortuna non è riuscita a portare in parlamento.
E allora basta con questa ossessione mediatica per il leader della sinistra. La vera domanda non è chi sarà il candidato premier, ma quale alternativa politica, economica e sociale verrà offerta al Paese.
Prima i programmi. Poi il leader. Perché la democrazia non è una gara di nomi, e governare non significa semplicemente conquistare una poltrona.
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