Studenti e autotrasportatori in piazza: il paese reale presenta il conto a Giorgia Meloni
Pubblicato da Edoardo Pisani in Politica interna · Sabato 17 Ott 2026 · 3 minuti

Mentre la politica si autocelebra (Giorgia Meloni e la sua maggioranza) o si occupa di primarie e candidati premier (l'opposizione), mezzo milione di studenti scende in piazza e urla che il futuro è diventato un lusso. È questa la notizia delle manifestazioni di ieri: una generazione che non accetta più di pagare il prezzo di scelte politiche che privilegiano gli armamenti mentre scuola, sanità e qualità della vita languono.
Sulla scia delle proteste in Francia e Spagna, anche in Italia i giovani hanno alzato la testa. Chiedono scuole dignitose, diritto alla casa, lavoro, salari adeguati, tutela dell'ambiente e pace. Chiedono, in sostanza, di poter immaginare un futuro senza precarietà e senza la paura di non arrivare a fine mese.
E come reagisce il governo? Invece di rispondere nel merito, Giorgia Meloni punta il dito contro gli episodi di violenza, immancabili e di provenienza dubbia, e chiede alla sinistra di condannare i manifestanti. Le violenze vanno condannate, certo, ma perché pochi facinorosi dovrebbero diventare il pretesto per ignorare le ragioni di centinaia di migliaia di studenti? È il solito gioco: guardare il dito per non vedere la luna.
La vera novità è che questi ragazzi si sono mobilitati senza aspettare direttive dai partiti, mentre il governo difende le proprie scelte e l'opposizione rischia di restare intrappolata nelle discussioni sulla leadership. Ma c'è un altro segnale da non sottovalutare: in alcune città le proteste studentesche si sono intrecciate con quelle di portuali e autotrasportatori, messi in difficoltà dal caro carburanti. Non è ancora il patto tra studenti e operai che caratterizzò il '68, ma è un primo collegamento tra categorie diverse, accomunate dal peso del carovita e dalla sensazione di essere lasciate sole.
Ora lo sguardo è rivolto al 30 ottobre, per verificare se anche il sindacato saprà portare in piazza le rivendicazioni dei lavoratori. Scuola, sanità, salari, lavoro e costo della vita sono problemi che riguardano tutti, non battaglie isolate.
Il Paese raccontato dalla propaganda di Palazzo Chigi non coincide più con quello che vive la gente ogni giorno. I giovani lo hanno dimostrato scendendo in piazza. Gli autotrasportatori stanno facendo sentire la loro voce. E i lavoratori potrebbero presto unirsi alla protesta.
Meloni può continuare a parlare di violenti, ma non può cancellare le ragioni di chi protesta.
Il Paese reale sta presentando il conto. E questa volta non basterà cambiare argomento per evitarlo.
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